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Sezione: Tech

#10yearschallenge: la fotografia e gli smartphone

Fino a qualche tempo fa, prima degli smartphone, non bastava uno strumento in tasca per viaggiare. Ci voleva il cellulare per sentire amici e parenti, il lettore mp3 per ascoltare la musica, una torcia per fare luce, una console portatile per giocare ed una reflex per incidere nel tempo i ricordi. Ma come è cambiato il nostro modo di scattare fotografie? E soprattutto, siamo sicuri che sia stato un salto di qualità?

Una battaglia “all’ultimo pixel”

Le reflex permettono, sicuramente, di scattare foto migliori, ma è una guerra aperta, dove software ed hardware sono fondamentali per decretare il vincitore.

Le reflex possono contare su un supporto dato dagli accessori che, se utilizzati nel modo giusto, possono permettere di scattare foto uniche ed in grado di rimanere impresse nella mente di chi le vede. È quindi fondamentale studiare la reflex scelta, per comprendere come reagisce alla luce, per capire quale obiettivo è migliore di un altro in un determinato momento. Non è quindi una cosa immediata, ma ci vogliono molta pazienza e molto tempo per poter portare a casa un ottimo risultato. Ed in ogni caso, difficilmente non sarà necessario un lavoro post scatto, determinante e fondamentale per sistemare ogni singolo particolare della fotografia.

Al contrario, lo smartphone è a portata di tutti e, soprattutto, permette di scattare fotografie anche senza una grande esperienza pregressa. Grazie ai calcoli del software, le fotocamere degli smartphone sono in grado di adattarsi all’ambiente circostante permettendo di scattare fotografie quasi in ogni situazione. Grazie alle funzioni come l’HDR è possibile scattare fotografie in moltissime situazioni diverse, sarà infatti il software a calcolare come deve comportarsi la fotocamera in base alla luce, così da scattare la migliore fotografia possibile. Non serve quindi essere grandi esperti di fotografia, ma basta scegliere il giusto dispositivo per poter scattare foto uniche ed indimenticabili!

Alla ricerca della luce perfetta

È comunque fondamentale, con entrambi i device, andare alla ricerca della luce migliore, che permetterà così di scattare una foto quasi perfetta. Saranno la mano del fotografo e la messa a fuoco a fare il resto! Se le reflex richiedono però un lungo lavoro “prima e dopo lo scatto”, gli smartphone possono invece essere utilizzati con semplicità, grazie anche agli schermi sempre migliori, che permettono di vedere un’anteprima in tempo reale della fotografia che, dopo lo scatto, sarà esattamente come l’avevamo vista! Grazie a questa possibilità, è diventato semplice per tutti scattare fotografie uniche e di grande effetto! Anche se lo smartphone è così semplice, è comunque consigliabile fare più scatti e diverse prove, così da essere sicuri di ottenere lo scatto perfetto.

Le fotocamere degli smartphone possono sembrare “meno potenti” per via della presenza di meno megapixel in confronto alle reflex, ma non è così. Grazie ai software ed agli hardware sempre migliori, le fotocamere degli smartphone sono in grado di scattare foto memorabili, che nulla hanno da invidiare alle fotografie scattate dalle migliori reflex. Ma, la guerra è ancora aperta, e lo sarà per molto tempo, soprattutto dato l’arrivo di un terzo incomodo…

Mirrorless: un nuovo modo di vedere la fotografia

Nate nei primi anni 2000, le mirrorless sono state per anni criticate dalla comunità dei fotografi. Troppo piccole, lenti che senza l’aggiunta di obiettivi (ovviamente molto ingombranti) non soddisfacevano le aspettative e, soprattutto, non sembravano professionali come le reflex. Allo stesso tempo, però, risolvevano i problemi principali delle reflex: l’essere scomode ed ingombranti.

Se per anni sono rimaste sugli scaffali, snobbate dai fotografi ed attirando solo l’attenzione di chi “ogni tanto” scatta fotografie, oggi le cose sono cambiate. Le mirrorless, date le loro dimensioni ridotte, richiedono più attenzione verso l’hardware ed il software. Oggi presentano sensori in formato reflex, schermi touch screen e possono scattare foto e registrare video in condizioni particolarmente ostie. In pochi anni, sono diventate la perfetta via di mezzo fra smartphone e reflex!

La maggior parte di noi scatta fotografie per poi postarle sui Social Network. Come fare se le foto le scattiamo con le Mirrorless? Le più moderne e le più tecnologiche possono collegarsi direttamente allo smartphone tramite Wi-Fi e Bluetooth! Perfetto per chi è un amante dei Social Network. Grazie a queste nuove mirrorless potrete avere i lati migliori di entrambi i mondi: smartphone e reflex!

Ma quindi cosa scegliere?

Grazie alle fotocamere degli smartphone sempre migliori (in alcuni modelli possiamo anche trovare 40 megapixel!), questi stanno diventando re indiscussi della scena fotografica. Le capacità dei megapixel, uniti a software ed hardware stanno rendendo le fotocamere degli smartphone di alta gamma potentissime ed ormai non hanno più nulla da invidiare alle reflex migliori. Certo, mirrorless e reflex rimangono la scelta migliore se si vuole scattare fotografie da stampare a grandi dimensioni, ma se siete dei patiti di Social Network e volete mostrare ai vostri amici le foto delle vostre vacanze, un ottimo smartphone sarà la scelta migliore! Pratico, comodo e con ottime capacità, presenta la ricetta migliore.

Lo smartphone permette di avere sempre pronta una macchina fotografica, che permette a tutti di scattare fotografie, anche di buona qualità, se non ottima con gli smartphone di alta gamma. Forse, in fondo, è vero che gli smartphone possono togliere una fetta di mercato alle mirrorless ed alle reflex!

7 maggio 1998: Benvenuto iMac

Innovativo, unico nel suo genere, dal design moderno e giovanile e semplice. L’iMac come lo conosciamo oggi nasceva 21 anni fa e da allora ha cambiato la storia dei computer.

L’inizio dell’età moderna

Prima del 1998, i computer non erano belli. Non mentiamo a noi stessi, erano semplici e privi di design di alcun genere. Ma, Steve Jobs, sapeva vedere oltre, e soprattutto sapeva di cosa avevano bisogno i suoi clienti ed i suoi dispositivi. Con la sua presentazione dell’iMac, il 7 maggio 1998, era pronto a cambiare le carte in tavola, lasciando senza parole tutti.

L’iMac G3 sembrava un oggetto alieno, con il suo azzurro (poi diventato iconico) e la sua particolarità che di più attirò l’attenzione: tutto era dentro la sua scocca. Monitor, CPU e drive formavano un unico dispositivo. Perfetto per le famiglie e semplice da usare, l’iMac G3 è tutt’oggi un pezzo unico nel suo genere, dal design inimitabile e che continua ad affascinare tutti gli appassionati. Non solo, l’iMac G3 è nel Guinness dei Primati per il manuale d’istruzioni più corto: le uniche istruzioni erano “collegare alla presa elettrica” e “accendere”!

L’iMac G3, però, non era solo design, era anche, e soprattutto, innovazione. Fu il primo computer a dire addio ai floppy disk ed alla porta seriale, per avere solo ed esclusivamente porte USB, che, in breve tempo, si faranno strada fra tutti gli altri stardard di trasferimento dati.

Design e progettazione hanno collaborato in ogni fase del processo produttivo, così da poter rendere l’iMac G3 veramente unico. Fu questo il punto chiave di tutto, grazie a questa collaborazione, l’iMac G3 poté presentarsi come un prodotto “all in one” con, come detto prima, monitor, CPU e drive in un unico device!

La scocca di plastica proposta da Ive e Coster era di una tinta verde-azzurro mare, che sarebbe poi stata chiamata “azzurro bondi” dal nome di una spiaggia australiana con l’acqua di quel colore, ed era semitrasparente, cosa che permetteva di intravedere l’interno della macchina. – Steve Jobs

L’icona Apple compie 21 anni!

Tutti ne siamo rimasti affascinati, ancora oggi, l’iMac G3 rimane un’icona del mondo Apple ed il suo “azzurro bondi” rimarrà nella storia. L’iMac G3 fu venduto a 1.299 dollari, e nelle prime sei settimane ne vennero venduti 278.000 esemplari ed entro l’anno (le vendite iniziarono nell’agosto del 1998) ne vennero venduti 800.000. Ancora oggi, rimane il computer Apple con la più migliore performance di vendita. Insomma, auguri computer da record!

Disney+ è realtà: arriverà in Italia nei primi mesi del 2020!

È stata una grande notte, quella appena passata, per la Walt Disney Company. Finalmente, infatti, il servizio streaming più atteso e su cui più si è vociferato negli ultimi mesi, è stato presentato! Disney+ sarà presto realtà e darà del filo da torcere ai suoi concorrenti.

Dal 12 novembre 2019, Disney+ sarà realtà

Arriverà in Europa ed in Italia nei primi mesi del 2020, ma già dal 12 novembre 2019 il servizio streaming firmato Disney sarà disponibile negli States. Il giorno del suo lancio, Disney+ potrà vantare un catalogo di tutto rispetto, creato da tutti gli Studi che fanno capo alla Disney: Marvel Studios, Lucasfilms, Pixar e National Geographic si incontreranno in un solo luogo. Ma non solo! Con la recente acquisizione della Fox da parte della Disney, il nuovo servizio in streaming conterrà, per cominciare, tutte e trenta le stagioni dei Simpson. Un’ottima tecnica per attirare anche i non fan Disney. Disney+ non sarà quindi pensato solo ed esclusivamente per bambini ed adolescenti, ma soprattutto per adulti che, ogni tanto, hanno piacere a sognare di nuovo. Il catalogo conterrà oltre 7.500 episodi di serie TV diverse, oltre 30 serie TV originali e 500 film (di cui 100 fra i più recenti).

La Disney punta quindi a creare un servizio senza precedenti, ricco di prodotti esclusivi creati appositamente per i fan più accaniti.

Oltre 30 serie TV firmate Disney+

La Walt Disney Company vuole partire con il botto, con un servizio streaming ed un catalogo da far leccare i baffi. Ma quali sono le serie TV coinvolte? Attualmente è ancora tutto “work in progress”, tante sono le serie annunciate e tante quelle ancora senza titolo.

Marvel

La Marvel partità con 7 serie TV che andranno ad ampliare il Marvel Cinematic Universe. Finalmente verrà dato il giusto spazio ai personaggi secondari dei film, ma a cui comunque tutti ci siamo affezionati. Contemporaneamente la Marvel partirà con una serie TV dedicata al dietro le quinte dei suoi Studios.

  • Falcon e il Soldato d’Inverno (rispettivamente interpretati da Sebastian Stan e Anthony Mackie);
  • Hawkeye (Occhio di Falco, con protagonista Jeremy Renner);
  • Loki (il villain più amato del MCU, interpretato come sempre da Tom Hiddleston);
  • WandaVision (dedicata alla coppia nata fra Visione e Wanda, interpretati da Paul Bettany ed Elizabeth Olsen);
  • What If? (una nuova serie animata ispirata ai fumetti della serie omonima, che reinterpreta personaggi e situazione; “E se?”);
  • Marvel’s 616 (docuserie dedicata al dietro le quinte dei Marvel Studios, il titolo è ancora segreto);
  • Marvel’s Hero Project (renderà protagonisti bambini e ragazzi eroi della loro vita quotidiana).

Non si sanno i bugdet veri e propri, ma come per le serie TV della Lucasfilm, di cui vi parleremo fra poco, si parla di circa 10 milioni di dollari ad episodio. Avevate paura di vedere serie TV low budget? Ora non dovreste più averne!

Star Wars

La Lucasfilm non vuole essere da meno e si presenterà all’avvio di Disney+ con tre serie TV originali ed una docuserie.

  • Star Wars: The Clone Wars Stagione 7 (la serie TV animata partita nel 2009);
  • The Mandalorian (con protagonista Pedro Pascal);
  • Cassian Andor (interpretato da Diego Luna ed ambientato prima di Rogue One: A Star Wars Story);
  • Docuserie di Star Wars (ancora senza titolo, ci mostrerà il dietro le quinte dei film di Star Wars).

Pixar

La Pixar punta sui suoi personaggi più amati, quelli che ci hanno accompagnato nella nostra crescita e che ci hanno fatto ridere e commuovere. Come i Marvel Studios e la Lucasfilm, anche la Pixar punta sulle serie TV, sperimentando un nuovo campo, sempre più amato da adolescenti ed adulti.

  • Monster at Work (serie TV dedicata ai personaggi di Monsters & Co.);
  • Forky Ask a Question (serie di corti dedicati ai personaggi di Toy Story 4);
  • Docuserie di Pixar (ancora con titolo in lavorazione, ci mostrerà come nascono i film Pixar).

National Geographic

Insieme alla Marvel, a Star Wars ed alla Pixar, non poteva mancare National Geographic, che permetterà agli appassionati di natura di godere di nuove serie TV dedicate al mondo della fauna e della flora. Con ben 5 serie TV nuove, il canale naturalistico ci donerà momento di pausa e di realtà dai mondi fantastici che ci verranno regalati dagli altri studi.

  • The World According to Jeff Goldblum;
  • The Magic of the Animal Kingdom;
  • Earthkeepers;
  • (Re)Connect;
  • Rogue Trip;
  • Shop Class.

La natura diventerà regina di Disney+, attirando a sè tutti gli amanti del magico mondo degli animali. Non finisce però qui.

Disney

La Disney, quella vera e propria, ha pensato a tutto e non poteva che ritagliarsi un “angolino” di tutto rispetto. Tante sono le serie TV annunciate e di cui si vocifera… Eccone alcune.

  • High School Musical 4 – La serie (è stata un rumor per tanto tempo, ora diventa realtà. Ovviamente con un cast completamente nuovo);
  • Mighty Duck (serie TV comedy);
  • Diary of a Female President (serie TV comedy);
  • Secret Society of Second Born Royals (serie TV fantascientifica);
  • Docuserie di ABC (ancora senza titolo);
  • Ink & Paint (docuserie);
  • Muppets Live Another Day;
  • Book of Enchantment;
  • Docuserie di Disney Imagineering;
  • Be Our Chef (show culinario);
  • Into the Unknown: Making Frozen 2 (docuserie dedicata al dietro le quinte del nuovo film Disney).

 E per gli amanti dei film?

Sono più di 10 i film già annunciati per il nuovo servizio streaming firmato Disney. Tanti i titoli “già visti” e tante le novità; la Disney vuole infatti darsi più spazio per sperimentare e per riportare in vita film e personaggi che oggi sono quasi dimenticati. Alcuni dei titoli trapelati fino ad oggi sono:

  • Lilly e il Vagabondo (live action ispirato al grande classico Disney);
  • 29 Dates;
  • Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi (remake);
  • The Phineas and Ferb Movies (film ispirato all’omonima serie TV);
  • La Spada nella Roccia (live action fantasy);
  • Genitori in Trappola (remake);
  • Stargirl;
  • The Paper Magician;
  • The Grimm Legacy.

Questa è solo un’anteprima di ciò che la Disney proporrà sul suo servizio streaming di nuovo ed unico. Insieme a queste novità potremo vedere su Disney+ tutti i film usciti al cinema nel 2019, nessuno escluso, e soprattutto di tutti gli studi Disney.

Disney+ e l’acquisto della Fox

Con il recente acquisto della 21th Century Fox da parte della Walt Disney Company, quest’ultimo diventa un colosso del mondo cinematografico senza pari. Con la presentazione di Disney+, la Disney sottolinea come questa acquisizione sia stata fondamentale per il nuovo servizio streaming e come la Disney ne voglia subito “approfittare”. National Geographic è uno dei “canali” principali del servizio streaming ed insieme a lui troveremo tutti gli episodi delle trenta stagioni dei Simpson. L’introduzione dei progetti Fox all’interno del servizio streaming sarà graduale, ma sicuramente permetterà alla Disney di vantare un catalogo di tutto rispetto.

Se a tutte le serie TV ed i film di cui abbiamo già parlato, la Disney decidesse di aggiungere il catalogo completo della ABC, creerebbe un servizio streaming quasi impossibile da visionare completamente. Per ora, però, a parte una docuserie dedicata alla ABC, non sembra che la Disney sia intenzionata ad includere tutto il catalogo nel nuovo servizio streaming. Ma hanno annunciato oltre 7500 episodi di serie TV, quindi è più che plausibile che sia incluso qualcosa firmato ABC.

La Disney, con il suo enorme catalogo di film e serie TV, potrà creare un servizio streaming in grado di far tremare anche i colossi di questo settore…

Come reagiranno i servizi streaming già esistenti?

Disney+ sarà disponibile in America a $6,99 al mese o a $69,99 all’anno (con due mesi gratuiti); i primi rumor dicevano che avrebbe avuto un prezzo rivoluzionario. Non è stato così. O almeno non del tutto. Il prezzo annuale è invitante, per chi va avanti a pane e Disney! Ma c’è la vera possibilità che Disney+ dia del filo da torcere ai servizi streaming già esistenti?

La risposta a questa domanda è influenzata da tanti aspetti, non così facili da analizzare, ma ci proveremo.

Contenuti

Disney+ potrà vantare di un ampio catalogo, ricco di generi diversi, in grado di accontentare chiunque. Con il recente acquisto della 21th Century Fox, la Disney potrà puntare non solo ad un pubblico di famiglie e di giovani adulti, ma anche ad un pubblico adulto, che non per forza vuole vedere i grandi classici Disney. Ne è una prova l’inserimento, già al lancio, dell’intera serie dei Simpsons. Ve li sareste mai immaginati in mezzo ai personaggi Disney? Io no, eppure la Disney vuole puntare ad attirare tutti, nessuno escluso.

Dura sarà la guerra fra Netflix e Disney+, dato che il primo è attualmente quello con il catalogo più ricco e più vario in Italia. Non avrà invece problemi a battere i servizi più “piccoli” come Vodafone TV e TIMvision, che tendono ad essere scelti solamente da chi ha uno dei due operatori.

Prezzo

Non abbiamo ancora certezze su quale prezzo avrà in Italia, ma sappiamo che in America il prezzo base sarà di $6,99. Il piano base di Netflix in America oggi costa $8,99; la differenza in realtà è piccola, ma se ragioniamo sull’abbonamento annuale la differenza è sostanziale (Netflix $107,88 e Disney+ $69,99). In Italia la differenza, se la Disney proporrà gli stessi prezzi, sarà di appena 1 euro (il piano base di Netflix attualmente costa €6,99), come sempre la differenza su piano annuale si farà sentire un po’ di più (Netflix €95,88 contro Disney+ €69,99).

Disney+ in Italia potrebbe dare del filo da torcere ad Infinity TV (che attualmente ha lo stesso prezzo di Netflix, €7,99, tranne per gli Infinity Pass, per cui un mese costa €9,99, tre mesi €24,99 ed un anno €79,00) ed a Now TV (che per un piano completo -Cinema, Serie TV ed Intrattenimento- viene a costare €19,99 al mese), mentre difficilmente toccherà Amazon Prime Video, che facendo parte del pacchetto Prime di Amazon rimane il più conveniente (€36,00 l’anno).

Piattaforme

La Disney è ambiziosa, lo è sempre stata e difficilmente negli anni si è lasciata mettere i piedi in testa. Ecco perché è al lavoro per ottenere accordi con tutte le piattaforme tramite le quali è possibile vedere un prodotto su uno schermo. Smart TV, Tablet e Smartphone, Computer (Windows e OS X), console di ultima generazione (PS4, Xbox One e Nintendo Switch) ed ovviamente la Chromecast di Google, la Apple TV ed il sistema Roku. Durante la presentazione sono state solamente mostrate la PS4 e la Roku, ma la Disney si dice fiduciosa.

Se riuscisse ad ottenere un accordo con tutti i produttori di device “collegabili ad uno schermo”, Disney+ si potrebbe espandere a macchia olio, perché non solo ce lo troveremmo fra le app della Smart TV, ma anche sul computer e sulla console portatile. Sarà quindi accessibile a tutti, anche ai meno bravi con la tecnologia: basterà collegarsi ad un link dal computer e la visione sarà libera!

Profili

Qui possiamo sentirci a casa. Come già accade su Netflix, sarà possibile con un solo account creare più profili, dove ognuno potrà scegliere cosa vedere senza andare a “pasticciare” i contenuti altrui. Stessa cosa non viene proposta da Amazon Prime Video, NowTV ed InfinityTV, ed è un particolare che manca e che può fare la differenza.

Visione su più schermi

Non abbiamo ancora notizie ufficiali riguardo alla possibilità di vedere diversi contenuti su più schermi (come avviene invece per InfinityTV, NowTV e Netflix). Difficilmente la Disney si farà sfuggire un particolare come questo, ma chissà come deciderà di strutturare la sua proposta.

Disney+ si promette di essere un nemico agguerrito

Con un catalogo ricco e sempre in aggiornamento, con contenuti originali e non visionabili su altre piattaforme, Disney+ si presenta come un nemico agguerrito per i servizi streaming già esistenti. Alla Walt Disney Company si sono affilati unghie e denti e sono pronti ad attirare a sè clienti da tutto il mondo. Accontenterà i fan della Marvel e di Star Wars proponendo serie TV nuove, perfette per riempire i “buchi” fra un film e l’altro (la Marvel a breve concluderà la sua Infinity Saga -ma sono già pronti film nuovi- mentre per Star Wars è stata annunciata una pausa per i film). Riuscirà nel suo intento di richiamare clienti così come ci è riuscito Netflix quando ha annunciato Star Trek Discovery e l’inserimento dell’intera saga cinematografica e di tutte le serie TV? Da ciò che si può leggere sul web e sui social network, sembra proprio di sì!

#10yearschallenge: SMS vs App di messaggistica

Pensate, il primo SMS risale al 3 dicembre del 1992 e fu inviato dall’ingenere britannico Neil Papworth da un computer ad un cellulare Vodafone. Curiosità: il messaggio diceva “MERRY CHRISTMAS“!

160 caratteri: l’era delle abbreviazioni

Non fu facile scegliere quanto dovessero essere lunghi gli SMS, anche perché era impossibile effettuare ricerche di mercato, dato che essi ancora non esistevano. Venne quindi decisa la lunghezza di 160 caratteri analizzando cartoline e comunicazioni aziendali (che mai erano più lunghe). Ma quei 160 caratteri, sono mai veramente bastati?

Dagli anni ’90 ai primi anni del secondo decennio del 2000, gli SMS sono stati i protagonisti della comunicazione fra cellulari. Con il limite di 160 caratteri, però, ci hanno obbligati a pensare oltre! È proprio questo il periodo nel quale nascono le abbreviazioni. I costi alti ed i pochi caratteri disponibili per comunicare, hanno fatto aguzzare l’ingegno ad adulti ed adolescenti di tutto il mondo! I messaggi hanno quindi iniziato ad assomigliare a dei codici cifrati, spesso quasi incomprensibili per i “comuni mortali” che non avevano sempre a che fare con le abbreviazioni.

Ma questo tempo durerà poco, il 2008 è vicino e con lui il completo ribaltamento delle carte in tavola.

Addio SMS, benvenute app di messaggistica

Come per tante altre cose (vi abbiamo già parlato del Bluetooth e di Adobe Flash Player) l’avvento degli smartphone ha cambiato il corso della storia. Non cambia per gli SMS. È nel 2009, con la nascita della prima app di messaggistica, che gli SMS iniziano a diventare “fuori moda”.

Con l’arrivo di Whatsapp negli store di tutti gli smartphone, cambia il modo di comunicare. Emoji, messaggi senza limiti (del resto basta una connessione ad internet e non c’è limite di caratteri), per poi proseguire verso i messaggi audio, le gif ed ora gli stickers. Dal 2009 in avanti, è tutto cambiato. Non c’è più limite alla fantasia. Con l’avvento di queste app, nel 2011 arriverà iMessage per iOS e nel 2013 Telegram, cambia il nostro modo di vedere la comunicazione, che ora non ha più limiti. Non solo, cambia anche il modo di proporsi delle aziende di comunicazione. Non servono più promozioni ricche di SMS e minuti per le chiamate, servono i GB per i Social Network e per le Chat.

Con il rilascio di queste app di comunicazione, il nostro modo di comunicare cambia radicalmente. Basta un’immagine per esprimere un pensiero (altro che bluetooth, ora possiamo inviare tutto a distanza di chilometri!), una piccola emoji ci salva dal dover scrivere un’intera parola (provate le nuove tastiere, scrivendo “pizza” vi consiglieranno l’emoji corrispondente 🍕… comodo, no?) e non siamo più obbligati a scrivere in modo quasi incomprensibile (anche se c’è chi non ha ancora abbandonato le abbreviazioni più folli! Ma Tiziano Ferro insegna, anche “xdono” può essere un ottimo titolo… nei primi anni 2000, ma sorvoliamo…).

Domandone, ve lo ricordate Messanger?

Eh si, perché affianco agli SMS, quando ancora gli smartphone non avevano visto la luce, c’era il nostro caro e vecchio amico MSN Messanger. Pochi erano i cellulari a supportarlo, e comunque parliamo dei modelli intorno al 2006-2007, quindi i primi che aprirono la strada verso gli smartphone, eppure, MSN Messanger era un cult degli adolescenti di quel periodo, che tornavano a casa di tutta fretta per poter aprire il loro programma di Chat e poter parlare con amici da tutta Italia, mandando quelle che altro non erano che le prime emoji e le prime gif, che poi diventeranno le protagoniste assolute degli smartphone. Una delle cose più interessanti, che forse non tutti sanno, e che, smanettando un po’, era possibile sostituire una lettera (o una determinata sequenza di lettere) con una di queste emoji (eh si, proprio quello che ora fanno le “nuovissime ed ultramoderne” tastiere!); era quindi possibile scrivere intere conversazioni glitterate ed in movimento. Uno sclero per chi riceveva il messaggio, però non cambiava così tanto dalle abbreviazioni e dalle emoji moderne, no?

Whatsapp, e così Telegram, hanno imparato molto da MSN Messanger. Le foto profilo? C’erano! “Info“? C’era, e potevi scriversi dei poemi, tanto c’era spazio e nella visualizzazione su pc andava a capo (anche sui cellulari che lo supportavano, quindi, su questo, Whastapp è un po’ indietro)! I gruppi? Regnava il caos esattamente come oggi, ma bastava mandare un “trillo” per sistemare tutto. GliStati“? Okay, questi non c’erano, ma in fondo, chi li guarda veramente?

Un cambiamento non così netto

In un certo senso, quindi, tutte quelle novità che ci sembrano stupende e fuori dal mondo, non sono altro che un ripetersi del tempo, un vero e proprio ripescaggio dal passato, che ci insegna come tutto si ripete, nulla si perde e tutto torna! In fondo, tutti, hanno sempre desiderato comunicare liberi e senza limiti, nè di caratteri nè di contenuti. Gli SMS, che oggi vedono un momento di stallo e di quasi inutilizzo, soprattutto dalle nuove generazioni, un tempo potevano regnare indisturbati, se non per quando si era a casa e si poteva usare MSN Messanger (per cui bastava una mail), ora hanno dei nemici giurati, che regnano fuori casa ed in casa. Sarà dura sopravvivere per gli SMS? Fra 10 anni, potremo ancora parlarvi di loro al presente, o saremo costretti a guardarci indietro? Difficile da dire, ma per come le app di messaggistica regnano sovrane, probabilmente l’addio è vicino.

Buon compleanno World Wide Web

È il 1989, grazie ad un’idea di Tim Berners-Lee ed al sostegno di Robert Cailliau, il mondo del Web come lo conosciamo oggi inizia a prendere vita. Trent’anni dopo, senza quella loro folle idea, oggi il mondo sarebbe diverso!

WWW: dove ipertesto ed internet si incontrano

Tim Berners-Lee (contractor indipendente del CERN- Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare) vide la possibilità, anche se lontana e complicata, di unire l’ipertesto ad internet, per poter creare quelli che altro non sono che i siti web. Alla fine del 1990, le strutture per il World Wide Web erano pronte: l’HTTP 0.9, l’HTML, il browser e web editor WorldWideWeb, il server CERN httpd, il web server (https://info.cern.ch) ed il sito web, presentazione del progetto.

Tim Berners-Lee ha quindi trovato il modo di creare tutta la struttura che permette al WWW, come lo conosciamo oggi, di esistere. Il codice HTTP, che permette la comunicazione fra utente e server; il codice HTML che permette la creazione delle pagine web, in ogni singolo particolare; il browser ed il web editor WorldWideWeb, che permette di visitare e creare siti web; il Server, che altro non fa che ospitare il sito web. Tutti questi elementi, messi insieme nel giusto modo, hanno permesso la creazione di un mondo completamente nuovo.

Ancora oggi, il sito web del CERN dedicato al progetto, è visitabile, ed è un salto nel tempo che, per chi è appassionato, è obbligatorio! Insieme a Tim ed a Robert, Nicola Pellow scrisse un browser via testo, così che da qualsiasi computer si potesse visitare il sito. Infatti, questo primo sito web, era visitabile solo ed esclusivamente da computer NeXT (la società fondata da Steve Jobs dopo aver lasciato la Apple, da cui tornerà poco dopo). Il computer su cui era ospitato era quello personale di Berners-Lee, su cui venne appiccicata un’etichetta che diceva “Non spegnete, è un server!“.

Senza questa invenzione, il mondo sarebbe diverso!

Riuscite ad immaginarvi il mondo senza il Web? Difficile, non è vero? In appena trent’anni, il web si è evoluto ed è cresciuto come nulla prima di lui. Visitando il sito web del CERN, si può vedere come i primi siti web fossero poveri e semplici. Eppure, nel mondo, l’invenzione è subito stata riconosciuta e migliaia di curiosi, diventati poi appassionati, hanno cercato di scoprirne tutti i segreti, per poterlo rendere sempre più grande e ricco!

Nel 2017 Tim Berners-Lee vince l’AM Turing Award 2017, quello che da tutti viene riconosciuto come il Premio Nobel per l’Informatica. C’è veramente qualcuno che lo merita di più? Oltre a ciò, Berners-Lee è considerato una delle 100 persone più importanti del secolo scorso, ha vinto il Millennium Prize ed è stato nominato Sir dalla regina Elisabetta.

Oggi, l’inventore del WWW, è a capo del World Wide Web Consortium (W3C) e della World Wide Web Foundation; insieme, queste due organizzazioni promuovono l’uso di internet, con l’obiettivo di renderlo libero ed accessibile a chiunque nel mondo.

Grazie, Tim Berners-Lee!

Noi di Web Genius, è ovvio, forse non saremmo qui a scrivere questo articolo senza l’idea di Tim, è sicuramente non saremmo qui a raccontarvi il bello del Web e di come la tecnologia cambia, e di come ci piace starle accanto, per crescere ogni giorno! Quindi grazie Tim, hai creato un mondo nuovo ed hai permesso al mondo “reale” di crescere e di espandersi sempre di più!

#10yearschallenge: addio Adobe Flash Player

Era già scritto da anni, nel destino del Flash Player di casa Adobe. La chiusura ufficiale del progetto avverrà nel 2020 ed era ormai inevitabile.

Un player destinato all’oblio

Ricordo, da ragazzina, di averlo odiato con tutta me stessa. Era pazzesco come, ogni qualvolta che dovessi aprire una pagina web, essa mi chiedesse l’aggiornamento di Adobe Flash Player. Dubito che ne uscisse una versione nuova ogni settimana, ma per me, sembrava impossibile risolvere questo problema. Ma questa, anche se forse comune a molti, è un’altra storia. Il vero problema di Adobe Flash Player, è la difficoltà di proteggersi dal mondo esterno.

Sono stanti tanti, negli anni, i malware che hanno sfruttato la nomina di Flash Player come software sicuro, per intrufolarsi nei pc degli ignari utilizzatori che aggiornavano in continuazione. Attraverso finti aggiornamenti, e finti siti web di Adobe, diversi malware hanno potuto attaccare, in quasi totale libertà, i pc di milioni di persone in tutto il mondo. Proprio per questo, nonostante Adobe le abbia tentate tutte fino alla fine, Flash Player è un progetto con una data di scadenza, ormai tremendamente vicina.

Da chi è iniziato questo abbandono? Indovinate un po’, proprio dagli smartphone. Sorpresi? È dal 2012 che i dispositivi mobili hanno iniziato a non supportare più il lettore Flash Player: dall’iPhone ai Lumia, dai Galaxy agli Xperia, in poco tempo, tutti hanno messo da parte il software Adobe.

Una fine annunciata?

Per creare siti web, Adobe Flash (che appunto richiedeva poi Adobe Flash Player) era favorito fra i codici, poichè più immediato e più adatto a siti web ricchi di immagini e video. Ma non solo, oltre 20.000 app per iOS ed Android sono state progettate con Adobe Flash. Eppure, la sua vulnerabilità, lo ha reso un progetto a vita breve. Nato nel 1996, è riuscito a sopravvivere nella giungla del web per oltre 20 anni, e di sicuro qualche merito glielo dobbiamo riconoscere.

Dopo l’abbandono da parte degli smartphone, sono i Browser più famosi ed utilizzati a chiudere i rapporti con Adobe Flash Player. Ha iniziato Mozilla, eliminando il supporto al player per il suo browser Mozilla Firefox nel 2018. Subito dopo, anche Apple con Safari, Google con Chrome e Microsoft con Internet Explorer, hanno preso la dura decisione di avviare un percorso verso la chiusura totale dei rapporti con Adobe Flash.

Prima ancora che Adobe potesse dichiararne la morte, il corpo di Adobe Flash era già freddo, ed il riconoscimento da parte degli “amici” era già stato fatto. Un duro colpo per Adobe, che negli anni ha creduto nel progetto ed ha fatto i salti mortali per portarlo avanti. Purtroppo, la vulnerabilità, l’abbandono da parte dei dispositivi mobili e degli sviluppatori di browser, hanno segnato la fine di un’epoca.

Da Adobe Flash ad HTML5

La stessa Adobe ha fatto un passo indietro, con l’annuncio della chiusura del progetto Abode Flash, consigliando agli sviluppatori di passare al nuovo sistema HTML5. Il nuovo linguaggio di markup, infatti, è universale, può essere letto da ogni dispositivo, non ha bisogno di un player, ed è meno propenso ai malware diretti.

Per quanto dispiaccia, Adobe Flash era forse un progetto già nato con le ore contate, i malware, la difficoltà di renderlo universale e perfetto per tutti e l’utilizzo smisurato per creare pubblicità (che lo hanno quindi fatto apparire come un “nemico” per l’utilizzatore medio del web), hanno lentamente ucciso questo progetto, portandolo a morire ufficialmente nel 2020. Un addio doloroso per gli appassionati, che di sicuro porterà dei cambiamenti nel web!

#10yearschallenge: il Bluetooth

La tecnologia Bluetooth nasce negli ultimi anni del secolo scorso e da allora è sempre stata una tecnologia fondamentale per la comunicazione e per lo scambio di file. Oggi, però, con gli smartphone a dominare il mercato globale di cellulari, la tecnologia Bluetooth ha visto il suo futuro cambiare.

Primi anni 2000, gli infrarossi lasciano spazio al Bluetooth

Il Bluetooth è stato fondamentale nella vita di ogni adolescente dei primi anni 2000. Una manna dal cielo che ha permesso lo scambio di file musicali, immagini e brevi video. Inizialmente, con i primi cellulari, lo scambio di questi file, pesanti per gli MMS classici (un’altra tecnologia ormai obsoleta, ma ne parleremo un’altra volta), era permesso solo dagli infrarossi. Solo i più pazienti, però, riuscivano a scambiarsi i file con questa tecnologia. Ci volevano tempo e precisione. Dovevi tenere i due cellulari accanto, nel punto preciso di uscita degli infrarossi, e sperare che lo scambio di file avvenisse con successo. Purtroppo, il più delle volte, bisognava ripetere tutto da capo, perché bastava poco, ed intendo pochissimo, per bloccare lo scambio di file. Un minimo movimento e l’immagine con protagonista il Gatto Silvestro ed un cuore (ovviamente glitterato), non effettuava il passaggio. Insomma, lo scambio di file, anche se piccoli, con gli infrarossi, era un incubo.

Con l’avvento del Bluetooth sui cellulari, tutto cambiò. Finalmente, lo scambio di file fra diversi cellulari, è possibile, con molta più tranquillità e semplicità! I due cellulari non devono più toccarsi, e lo scambio può avvenire fra due persone distanti anche un metro. Agli adolescenti di quel periodo, parve folle, ma comunque, salvò diversi momenti di panico. Era finalmente possibile scambiare più file contemporaneamente e file più grandi, come canzoni vere e proprie, che diventano le protagoniste assolute di questo periodo.

Il Bluetooth, in poche parole, ha reso la nostra vita più semplice, soprattutto nella vita di tutti i giorni. Essendo una tecnologia adatta ad ogni dispositivo, ha preso piede in breve tempo, diventando nel giro di vent’anni, la protagonista assoluta di questa scena. In contemporanea ai cellulari con il Bluetooth, arrivarono le radio con esso. Permettevano non solo di ascoltare la propria musica, ma soprattutto di rispondere alle chiamate, e dato il divieto, sempre più stretto, dell’utilizzo dei cellulari alla guida, queste radio hanno preso velocemente il posto di quelle più obsolete. Il Bluetooth, riesce quindi anche a salvare delle vite, se usato nel modo corretto. Ma ci credete?

Benvenuti smartphone, scusaci, amico Bluetooth

È nel 2008, con l’avvento sul mercato del primo iPhone, che il Bluetooth necessita di una nuova vita. Al contrario di tutti gli altri cellulari, e degli smartphone di altre marche, l’iPhone non accetta lo scambio di file, attraverso Bluetooth, da parte di altri marchi. Il panico. I possessori di iPhone sono felici così, gli va bene uguale, faranno a meno di scambiarsi i file con gli amici. Gli amici, che lentamente iniziano a cambiare i loro vecchi cellulari con degli smartphone Android e Windows Phone, prendono in giro i primi, per la loro impossibilità di scambiarsi i file con il resto del mondo. È una guerra, che terminerà con il Bluetooth perdente.

No, non voglio essere così drammatica, il Bluetooth non ha perso, per nulla, è sempre un amico fedele dei nostri smartphone, possiamo però dire, che il suo utilizzo è completamente cambiato. Con gli smartphone, prendono piede tutte quelle chat che viaggiano su Internet e che permettono quindi lo scambio infinito di messaggi e di file. Si, sto proprio parlando di Whatsapp, Telegram e dei loro amichetti.

Queste app prendono il sopravvento, lasciando da parte il Bluetooth, che però diventa il Re delle comunicazioni fra dispositivi. Eh si, perché esso è, e probabilmente sempre sarà, una tecnologia universale, che può essere utilizzata su ogni dispositivo privo di una connessione ad Internet.

Vi siete comprati la nuova soundbar ed il subwoofer e volete testarla con lo smartphone? Indovinate, potete farlo anche con il Bluetooth! Grazie al Bluetooth, in un futuro non troppo lontano, potremo probabilmente dire addio a tutti i cavi che girano per casa! Pensate alle nuove cuffiette della Apple, le AirPods, comunicano con l’iPhone proprio grazie alla tecnologia Bluetooth, che probabilmente non verrà mai abbandonata, nemmeno con l’utilizzo sempre più frequente delle linee Wi-Fi. Al contrario, le due tecnologie, spesso collaborano insieme, come nel caso di AirDrop, un servizio che permette lo scambio di file fra due dispositivi Apple.

In dieci anni, un cambio radicale

Oggi, con la possibilità di trasferire file di ogni genere attraverso le app di messaggistica, e file più grandi attraverso le mail ed i servizi di Cloud, il Bluetooth ha lentamente perso la sua utilità, ma rimane al centro dello scambio di informazioni fra diversi dispositivi, per esempio radio e smartphone, dove è diventato Re Indiscusso. Insomma, gli è stata lievemente cambiata la mansione, ma, anche se oggi è scontata la sua presenza negli smartphone, viene espressamente richiesta per gli altri dispositivi. Che lo si voglia o meno, il Bluetooth è una delle invenzioni tecnologiche più importanti del secolo scorso, e nessuno può più farne a meno!